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Continuiamo questo tour fra le blogger con un’intervista incrociata, che mi ha visto partecipe insieme a Giada Giaccheri, alias Sirien, blogger di Sussurri D’Inchiostro. Sotto il link al suo sito e le interviste!

https://sussurridinchiostro.wordpress.com/

Giada Giaccheri – Sussurri d’Inchiostro

Mia intervista a Giada

Ciao Giada, benvenuta in questa intervista-specchio, come la si potrebbe chiamare. Iniziamo con il parlare di te… Ricordo quando ti ho contattato, e lo scrivi anche sul tuo blog, che provieni da un blog condiviso con altre persone. Cosa ti ha fatto venire voglia di aprirne uno tutto tuo? Il voler provare come te la cavavi da sola, la voglia di dare più spazio alle tue idee senza dover trovare un compromesso con altri, o ulteriori motivazioni?        

Sì, la mia attività come blogger è iniziata con un blog condiviso con altre ragazze. Come hai ipotizzato, il motivo principale per cui ho deciso di aprirne uno tutto mio è proprio quello della maggior libertà e il desiderio di provare a farcela da sola. Ma ho avuto anche un’altra motivazione,sì. A un certo punto ho notato che quel blog lo gestivo solo io, visto che coloro con cui collaboravo prendevano il merito dell’esistenza del blog, ma non si curavano di mantenerlo attivo. Viveva solo grazie a me, ma al contempo non potevo personalizzarlo e renderlo come avrei voluto, perché non era, comunque, totalmente mio. A quel punto ho deciso che se dovevo continuare a scrivere, e a faticare per mantenere una pagina, tanto valeva farlo in un luogo che mi avrebbe permesso di esprimermi al 100%, piuttosto che dove i miei sforzi erano visti come non del tutto miei, ma condivisi con dei fantasmi.

Vedo che ogni mese dedichi un articolo alle novità fantasy, non azzarderei troppo a dire che forse è il tuo genere preferito, sono vicino alla verità? Cosa ci trovi di particolare in questo genere, così variegato? Come ben sai esistono parecchie sottocategorie del fantasy, anche molto diverse fra di loro, e non sempre è facile districarsi per un lettore alle prime armi. Insomma, fra leggere “Il Sirmarillon” e “Intervista col vampiro” c’è la sua differenza…       

Hai azzeccato anche questo. Da amante del fantasy, e da persona sin troppo organizzata, mi piace rimanere aggiornata sulle novità, così da potermi programmare gli acquisti, quindi ho pensato di creare questa rubrica (e non sono l’unica a farlo, da quanto ho visto sbirciando sul web) per me stessa e per tutti gli altri appassionati che preferiscono prepararsi una wishlist, piuttosto che andare alla cieca. Comunque, ciò che mi ha sempre affascinato del genere è proprio la sua varietà. Se cerchi un Fantasy, puoi ritrovarti a leggere di tutto. Letteralmente. Ha sviluppato così tanti sotto-generi da far quasi paura, ed anche se alcuni di essi non mi convincono molto, almeno sono certa di non ritrovarmi a leggere sempre la stessa storia. È anche un genere complesso, perché spesso costruisce interi mondi, pieni di dettagli, dal nulla, unendo la fantasia, che può superare ogni confine, all’introspezione dei personaggi, tipica della narrativa. Apprezzo molto anche la Narrativa Contemporanea, e sto rivalutando molti Classici, ma adoro le storie molto complesse, intricate, e per ora ho trovato molto più spesso quello che cercavo nel Fantasy, piuttosto che in altre tipologie di romanzi.

Chi è il tuo autore preferito, non per forza fantasy? Io, per esempio, pur dilettandomi nello scrivere romanzi fantasy, in realtà ne ho letti pochissimi rispetto ad altri generi… 

Il mio idolo è Brandon Sanderson, autore principalmente fantasy, che mi ha conquistata dalla prima pagina e che inventa mondi come fosse una passeggiata. Ha una fantasia infinita ed uno stile unico. Ma in realtà posso dire di avere un debole per molti autori,di generi e paesi diversi. I compianti Ursula K.Le Guin e Carlos Ruiz Zafón, Robin Hobb, Tolkien, Benjamin Alire Sáenz, Cecilia Randall, Yukio Mishima, Jay Kristoff, sono quelli di cui leggerei anche la lista della spesa, per dire. Ma c’è sempre posto per una nuova scoperta, e un nuovo amore letterario.

Self publishing vs case editrici, chi ne uscirà vincitore? Così a occhio i self publisher ne escono con le ossa rotte… Scherzi a parte, quali sono secondo te i limiti dell’una, e dell’altra opzione? Cosa consiglieresti ad un aspirante scrittore, di intraprendere la strada del self publishing, o di affidarsi ad una casa editrice? O forse dipende molto anche dall’aspirante scrittore stesso…

Hanno entrambi i loro pro e i loro contro. Io personalmente ho un debole per le edizioni pubblicate dalle case editrici, per un semplice fattore estetico derivato dal mio essere una collezionista, e forse anche perchè la maggior parte delle storie che ho amato provengono da lì. Ma da quando sono blogger sto rivalutando il self, che nasconde delle perle. Le case editrici hanno dalla loro editor e una sorta di “controllo qualità”, ma dall’altra limitano lo scrittore e rincorrono spesso le mode, e quindi cascano nel commerciale, dando vita a cose orride (anche se stanno migliorando). Il self è libero, da’ sfogo agli autori, ed ha costi diversi, ma al contempo è tutto così fai da te che viene sfruttato anche da coloro che, ammettiamolo, non sanno affatto ciò che stanno facendo, e ne escono delle cose illeggibili (come il commercialissimo delle CE, ma senza editor dietro). Da blogger ne ho letti più immeritevoli che meritevoli, ma quelli buoni mi hanno convinta che il self sia comunque un buon modo di pubblicare, ci vorrebbe solamente più attenzione, e più autocritica. Ad un aspirante scrittore potrei consigliare di provare entrambe le vie, e vedere quale trova più adatta al suo stile e ai suoi obiettivi. Nessuna delle due è sbagliata.

Accetti di recensire tutti i libri, o ci sono generi che proprio non riesci a digerire (personalmente non credo di aver mai letto un romanzo storico in vita mia…)?

Ci sono due generi che evito, sempre: Thriller e Romanzo Rosa, in qualunque sua forma. Il primo mi annoia a morte, il secondo lo trovo inverosimile e svilente (spesso anche fortemente sessista). Non riesco proprio a leggere romanzi di questi due generi, e ci ho provato.

Recensioni a pagamento contro recensioni volontarie, o diciamo per il piacere di leggere. Dove pensi che sia il limite fra l’una e l’altra? Si potrebbe dire che le recensioni a pagamento rischiano di essere più “accondiscendenti”, visto che sono fatte dietro guadagno, ma almeno per la mia esperienza diretta ti potrei dire che non è così. Anzi, a volte i recensori a pagamento devono mantenere il ruolo di “giudici senza pietà”, per non perdere il loro nome. Scherzi a parte, credo che la professionalità e l’onestà nel criticare o lodare un libro sia fondamentale, in entrambi i casi. Che ne pensi?

Io so da pochissimo dell’esistenza delle recensioni a pagamento. Penso possa essere un modo come un’altro per fare recensioni, ma personalmente ho sempre trovato il tipico “io aiuto te e tu aiuti me”, senza soldi di mezzo, molto più comodo ed onesto. Sarà che già il fatto di ricevere una copia gratuita del libro per me è una sorta di pagamento. Sull’onestà, e l’accondiscendenza, posso dire di essere schietta, molto schietta, nelle mie recensioni gratuite, anche senza un compenso, quindi non posso giudicare su questo lato, ma concordo appieno sul fatto che professionalità e sincerità (oltre all’onestà) siano importantissime.

Domanda secca: lo sai che in una frase l’elemento a cui si vuole dare più importanza va messo alla fine del discorso? Quindi, se concludi la tua recensione con gli aspetti negativi, saranno questi che rimarranno più impressi nella mente del lettore. Solitamente hai una regola, o scrivi le recensioni di getto, senza seguire schemi preimpostati?

Sapevo di questa chicca, e la sfrutto sempre. Solitamente la mia “scaletta” è questa: descrizione generica del libro, punti di forza, critiche. Ma alcune volte esco dal mio schema, se quello che sto recensendo mi ha donato forti emozioni (sia positive che negative)

Mi sembri, da come scrivi, una persona abbastanza schietta. Ti è mai capitato qualche autore “poco educato”, per usare un eufemismo, che non abbia preso bene una tua recensione?

Sì, diciamo che lo sono abbastanza. Più che altro, nel dare la mia opinione, cerco di farlo nel modo più sincero possibile, quindi se qualcosa non mi è piaciuto, perchè nasconderlo? Fortunatamente non ho ancora incontrato nessun autore che non accettasse la mia personalissima opinione, ma so che alcuni blogger di mia conoscenza hanno avuto di questi problemi. Prendersela, offendersi a morte persino, per un’opinione personale, che si è persino richiesta, lo trovo infantile e maleducato, e spero non mi capiti mai.

Da dove è nata la tua passione per la lettura? C’è un momento particolare in cui hai detto “preferisco leggere un libro che uscire a fare quattro passi, o a prendermi un gelato”? Al giorno d’oggi, con i ritmi frenetici a cui purtroppo siamo innaturalmente abituati, alcuni potrebbero pensare che mettersi a leggere senza “produrre” niente sia tempo sprecato, anche se ovviamente non c’è affermazione più lontana dalla verità, oserei dire…

Sinceramente? Non lo so. Leggo da quando ho imparato a farlo; l’infanzia l’ho passata tra Geronimo Stilton e Battello a Vapore, la mia paghetta era un libro al mese in regalo, da mia nonna. Ho sempre preferito perdermi in un libro rispetto a qualunque altra cosa, e nulla è cambiato. Ma mi viene in mente un evento in particolare, quando avevo, forse, 9 anni. Ero a fare la spesa con mia madre, e ad un certo punto una copertina blu brillante ha attirato la mia attenzione. Era Eragon,di Christopher Paolini. Quello è stato il momento in cui ho scelto per la prima volta, totalmente di mia iniziativa, un libro diverso dai miei soliti, chiedendo a mia madre se potevamo prenderlo. Forse, in quell’istante ho totalmente realizzato di amare la lettura, e ho scoperto il Fantasy, anche. La mia rovina *ride* E non ho mai pensato che il mio fosse tempo sprecato; l’opinione che alcuni hanno della lettura, nel mondo frenetico che ci circonda, è totalmente sbagliata. Una vita trascorsa, anche solo in piccola parte, a leggere, è come vivere mille vite in mille modi diversi, senza mai smettere di ingrandire i propri orizzonti. Non sempre serve spostarsi, per viaggiare.

Steve Jobs affermava che il cliente non conosce ciò di cui ha realmente bisogno, sta all’innovatore creare tale prodotto. Seguendo questo concetto, c’è un libro o una storia particolare che vorresti leggere che ancora non esiste, o non ti è capitata sotto mano, o magari delle ambientazioni o delle situazioni particolari che non vedi spesso nelle tue letture, e vorresti incontrare più spesso?

Questa è una domanda difficile. Non c’è qualcosa di preciso che vorrei venisse scritto, perchè amo essere sorpresa da quello che leggo. Sono una che legge solo le prime righe di una sinossi, perchè non vuole sapere del tutto di cosa parla un libro, ma preferisce scoprirlo leggendo; sono una che, se si aspetta qualcosa, e quel qualcosa accade, potrebbe rimanerne delusa. Se dovessi desiderare una storia non ancora scritta, quella storia sarebbe così assurda e diversa, inaspettata e sfolgorante, da non poter mai essere immaginata, men che meno da me. Qualcosa del genere *ride*

Tralasciando gli affetti personali, c’è qualcosa nella tua vita a cui non rinunceresti mai, addirittura di più della lettura, di cui sicuramente sei appassionata?

Più della lettura? Oltre a ciò di cui ho bisogno per sopravvivere (cibo, acqua, aria e un tetto sulla testa) e a coloro a cui tengo (amici, famiglia, compagno e gatta) non saprei proprio dirti. La lettura è, per me, più di un hobby. È parte di me, oramai, e non credo di avere un legame così profondo con nient’altro. Amo le serie tv, l’oriente e la fotografia, ma non è affatto lo stesso tipo di amore. A loro potrei rinunciare, alla lettura no. Ma forse… non sono sicura si leghi alla domanda, ma lo dico lo stesso. Non saprei rinunciare alla mia morale, e al mio essere femminista, pensiero che ho associato a qualcosa di concreto solo ultimamente, ma che mi sono sempre portata dietro. Ora non credo proprio vi rinuncerei facilmente.

Infine, domanda di rito, da una persona che legge tanti romanzi, un consiglio a chi voglia scriverne uno.

Consigli eh? Vediamo. Conosco tanti tipi di scrittori, ma bene o male si possono individuare due gruppi. Chi si fa’ dominare dalla storia e chi la programma pezzo per pezzo. I primi possono perdere il controllo, i secondi rischiano di creare una storia così impostata da diventare inverosimile e palesemente costruita. Voi siate gli scrittori migliori, la via di mezzo. Fate parlare la storia, ma usate parole vostre, e state attenti ai dettagli, dando comunque spazio alla fantasia di chi legge. Questo è solitamente quello che io, da lettrice, mi ritrovo ad apprezzare in un romanzo.

Grazie mille per aver partecipato, e in bocca al lupo per il tuo blog!

Intervista di Giada a me

Come hai cominciato a scrivere? E cosa ti ha portato a scegliere il fantasy, come genere in particolare?

Ho iniziato a scrivere perché, da ragazzo timido quale ero allora, avevo bisogno di “buttare fuori”, come si dice, quello che avevo dentro, ed infatti per diversi anni ho tenuto un diario (che credo non leggerà mai nessuno, a meno che non mi hackerino il computer…). Riguardo al genere Fantasy, penso che tutto sia dovuto al fatto che sono cresciuto con i film fantasy e di fantascienza e, ad un certo punto, dopo aver visto (e anche letto) tante storie, ho avuto voglia di scriverne una io. Ho scelto (al momento) il fantasy, rispetto alla fantascienza, perché puoi scrivere romanzi fantasy senza discostarti per forza oltre un certo limite dalla realtà (sono una persona a cui piace rimanere con i piedi per terra). Per la fantascienza, per esempio, invece, rischi di scrivere delle castronerie se non hai una data conoscenza di fisica ed astronomia. E poi non è detto, magari, fra qualche tempo, mi verrà voglia di cambiare genere ed iniziare a scrivere romanzi rosa per casalinghe annoiate (non credo proprio a dir la verità…)

Perchè il Self Publishing? Hai mai provato a pubblicare con una CE?

No, sinceramente, non ho mai provato ad appoggiarmi alle case editrici. Mi piace essere libero in quello che faccio, anche se questo comporta anche dei rischi (editing frettoloso, mancanza di recensioni ed opinioni prima della pubblicazione definitiva). Ho impiegato anni a scrivere il mio primo romanzo, ed inizialmente non avevo certo idea di pubblicarlo in quanto, come scrivevo sopra, ho sempre vissuto la scrittura come una cosa personale. Quindi, dal non voler pubblicare all’appoggiarmi ad una casa editrice come un “professionista”, diciamo, ho preferito cominciare con il self publishing.

Qualche domanda sulla tua serie Le Cronache di Aron: ho apprezzato moltissimo Kros, il suo essere una sorta di anti-eroe, e mi piacerebbe sapere come è nato il suo personaggio.

Kros, in realtà non sei la prima che mi dice che questo personaggio è quasi più apprezzabile del protagonista che da il titolo alla serie, Aron. Kros è nato per puro caso, come molte delle cose che riescono meglio infatti. Inizialmente doveva essere una creatura totalmente malefica, priva di anima, una “macchina per uccidere”, come lo definisco nel primo romanzo. Poi, accorgendomi che Aron aveva delle debolezze che non lo rendevano il classico eroe senza macchia, ho capito che anche Kros non poteva essere il cattivo spietato di turno, ed ho iniziato a svilupparne le potenzialità. In fondo penso che Kros sia anche qualcosa di più dell’eterno secondo (anche perchè non è inferiore ad Aron in nulla, come appare chiaro), che spesso è visto di buon occhio proprio per il suo ruolo che lo obbliga a lottare per inseguire il primo. Faccio un esempio pratico. Aron non potrebbe ferire a morte un nemico, e guardarlo impassibile mentre muore dissanguato. Magari proverebbe ad aiutarlo, ad andargli vicino, a capire il perchè delle sue azioni, le classiche scene di rito alla fine di ogni duello. Kros probabilmente se ne starebbe dritto lì, sprezzante, a vederlo schiattare (passami il termine), e magari anche con un sorriso di soddisfazione sulle labbra. Ecco, la seconda ipotesi credo attiri di più i lettori…

Ho notato che nelle Cronache di Aron il dualismo Bene/Male, tipico del fantasy classico di ispirazione Tolkeniana, è molto presente. Perché questa scelta?

Perchè in fondo tutte le nostre vite viaggiano sul concetto del bene/male, giusto/sbagliato, morale/immorale. Certo, avrei potuto sviluppare mondi ancora più fantastici, basti pensare al Sirmarillon di Tolkien, che citi, e confrontarlo invece con Lo Hobbit, per esempio, molto più terreno. Ma ho preferito invece non esagerare con le invenzioni fantastiche oltre un certo limite, per concentrarmi sul dualismo bene/male, e snocciolarlo, analizzarlo, per giungere poi sempre allo stesso punto, all’eterno equilibrio che domina queste due facce della stessa medaglia. Forse in questo mi ha ispirato l’Aikido (un’arte marziale giapponese che pratico da diversi anni). Il suo stesso fondatore, dopo una giovinezza passata “a rompere teste”, ha sviluppato uno stile di difesa unico e raffinato che preserva il più possibile chi hai di fronte. Ed in mezzo, fra l’eliminare l’avversario ed il gestirlo pacificamente, cosa c’è? In mezzo c’è il tutto e c’è il niente, c’è il pieno e c’è il vuoto. C’è la crescita dell’individuo, come nei miei personaggi. Hopps, forse sono andato un po’ fuori tema, sigghh…

Come è nata l’idea per la tua trilogia?

Tutto, come dicevo, è nato per caso. Dopo aver scritto per tenere un diario, ho deciso di mettermi alla prova, di vedere se riuscivo a creare una storia con quello che avevo in testa, che la mia mente generava. Inizialmente doveva essere un libro unico, ed infatti il primo è molto auto concludente, e finisce anche bene in fondo. Poi, a lavoro ultimato, mi sono accorto che avevo ancora voglia di scrivere. Il secondo è un viaggio verso la conclusione, e forse anche per questo corre troppo (dice qualcuno, ahah…). Il terzo è stato molto studiato, doveva mettere insieme tutti gli elementi degli altri, e concludere le vicende dei protagonisti nella maniera giusta.

Domanda tipica, ma che mi piace sempre fare: autore e genere preferiti?

E qui casca l’asino… In realtà non sono così appassionato di narrativa, o perlomeno spesso la alterno ad altri generi. Dico una cosa che potrebbe sembrare una bruttura. Le idee e le fantasie si generano già nella mia testa, non ho sempre bisogno di leggerne delle altre. Certo, queste possono dare ispirazione, possono piacere e coinvolgerti in maniera molto profonda. Ma preferisco unire l’utile con il dilettevole. Nel senso che ritengo bello, veramente bello,  leggere un romanzo scritto bene, ma ritengo anche dannatamente utile per la mia persona leggere testi che parlano direttamente di cose concrete, di problemi, o saggi che mi istruiscono su temi che ho a cuore. E così alterno narrativa ad altri generi. Sicuramente l’autore fantasy che più ho ammirato è stato Tolkien, riesce a descrivere le scene, le ambientazioni, al punto da farti sembrare che certi mondi siano esistiti veramente. Riguardo agli altri generi che leggo, spazio fra testi di attualità (Travaglio, Saviano), testi di psicologia (su di tutti Giulio Cesare Giacobbe), saggi scientifici (ho letto vari libri di Alberto Angela), libri sull’oriente (Il Libro dei Cinque Anelli, ecc…). Quindi l’autore preferito varia in base al genere. Non disdegno niente, se scritto bene.

Come ti trovi a collaborare con i blogger? Possono capitare brutte esperienze anche ribaltate, dove chi recensisce lo fa’ con sufficienza, o senza neppure aver letto realmente il libro; ti è mai successo qualcosa del genere?

Le blogger che ho incontrato sono sempre state persone cortesi, quando hanno avuto la cortesia di rispondermi, ahah… Scherzi a parte, capisco che oggi si scrive di tutto ed in numero eccessivo (come dice una tua collega ci sono troppi che scrivono, e pochi che hanno voglia di leggere i testi altrui, e forse in questa lista a volte mi ci metto anche io), e posso solo immaginare le richieste di recensione che riceviate. Ma chi mi ha risposto ed ha accettato di recensire il libro ha sempre dimostrato di averlo letto. Devo però confessare che una volta mi è capitato di fare una recensione a pagamento. La persona che ha letto il libro mi ha dato l’idea di non averlo colto in fondo. Non è che ha fatto una recensione corta, o che dava l’impressione di non aver letto il romanzo, ma non aveva secondo me colto il nocciolo della questione. Ed è una book influencer affermata e di successo. Penso che forse, facendo questa cosa per l’appunto a pagamento, definirei quasi un lavoro, non può prendersi la libertà di metterci il tempo che serve per leggere un libro, per assimilarlo, per lasciarlo lì quella volta che dici “adesso non ne ho voglia”, per non correre il rischio di leggere con la testa altrove. Cosa che invece chi, come te legge per passione, può tranquillamente fare.

C’è qualcosa di cui vorresti scrivere? Un libro nel cassetto, che non hai mai osato tirare fuori, o che scalpita per essere scritto e ancora non hai trovato le parole adatte?

In effetti la domanda è difficile. Non saprei dirti qual’è il libro che vorrei (non sono un patito del marchio della mela, ma tiriamo sempre fuori Steve Jobs che affermava, credo a ragione, che non sappiamo descrivere veramente ciò di cui abbiamo bisogno…). Però sento che forse ho bisogno di superare l’epic fantasy, o di allontanarmi un po’ da esso. Combattimenti spettacolari, draghi, spade magiche, altre dimensioni, sono belli, ok. Ma forse mi piace ancora di più concentrarmi sui personaggi, sul loro sviluppo interiore, le loro paure, i loro sogni, le loro emozioni, i loro pensieri. Quando avrò tempo di scrivere il prossimo romanzo (e devo ammettere che l’idea mi frulla in testa da un po’), forse prenderò questa via. D’altronde l’importante non è la meta, è il viaggio…