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Alessandra Micheli – Les Fleurs du Mal

Ed eccoci ad una nuova intervista, insieme ad Alessandra, titolare del blog “Les Fleurs du Mal”. Un blog molto particolare ed interessante, come le recensioni di Alessandra. Sotto le domande fatte alla blogger, e quelle che poi lei ha fatto a me, insieme al link al suo blog.

Buona lettura!

https://lesfleursdumal2016.wordpress.com/

Intervista ad Alessandra

Ciao Alessandra, grazie per aver accettato questa intervista. Visitando il tuo blog, probabilmente la prima cosa che colpisce è il titolo, “Les Fleurs du Mal”. Immagino che tu abbia tratto ispirazione da Charles Baudelaire. Ci potresti spiegare il significato di questo titolo per il tuo blog? E dell’opera di Baudelaire per te? Immagino che tu l’abbia letta, o comunque tu la conosca bene, visto che ne hai ripreso il titolo nel tuo blog.

Baudelaire è il mio poeta preferito. O uno dei poeti. I fiori  del male è la raccolta poetica che ha accompagnato la mia formazione, come persona sopratutto. Spesso mi sono sentita come l’albatros, cosi buffa a terra e straordinaria in cielo  e quindi diciamo che questo mio essere nerd è qualcosa che mi ha accompagnato e mi accompagna da sempre. E Baudelaire era alieno al suo tempo. Ecco che i suoi fiori, considerati per le convenzioni sociali, il modo per intessere rapporti sociali, diviene simbolo del profumo della parte nascosta dal perbenismo. Ecco che i suoi fiori sono ammantati dallo spleen, da tedio o come dico io, dalla mancanza di bizzarro. E il mio blog è un rifugio

“…quando come un coperchio il cielo pesa, greve, sull’anima gemente in preda a lunghi affanni un unico cerchio stringente l’orizzonte, riversa un giorno più triste delle notti….”

Un libro è l’unico raggio di sole. 

Dopo averti chiesto del titolo del blog, non posso non domandarti cosa ne pensi del rapporto/contrapposizione tra Bene/Male, tema che è molto caro al fantasy classico, ed anche a me, come sicuramente avrai notato leggendo i miei romanzi…

Il bene e il male sono le forze che danno origine la movimento. 

Ed è da questo moto, da questa “lotta” con Dio che noi veniamo benedetti. Dal cambiamento. Ecco la mia visione è un po’ particolare. Non considero questo bene/male dicotomico, ma sono semplicemente i mezzi con cui noi ci liberiamo della nostra veste terrena, dalla razionalità, dal compromesso, dal bigottismo, per superare i limiti e crescere e andare oltre. In fondo il fantasy parla proprio di questo: il percorso dell’eroe uomo che sfidando Dio riceve il suo abbraccio.

Passiamo a te. Vedo che hai dedicato molte energie nella tua vita al tema del rapporto tra culture e tra religioni. Pensi che la letteratura possa in qualche modo avvicinare delle culture, delle persone, che possono apparire così distanti? Che possa essere un “linguaggio universale”, un modo per comunicare differente da altri, ma non meno importante?

La letteratura è il modo migliore per incontrarsi e deve tornare a essere linguaggio universale. Essa nasce da un calderone ben più antico di noi, il mito, il tempo del sogno, gli archetipi, quell’esperienza umana nata secoli e secoli fa, quando qualcuno o qualche energia decise che in fondo non esisteva nulla di male a dare a ominidi la capacità di sognare. E di creare. Siamo tutti figli dello stesso cielo. Il resto è il velo con cui Iside, ossia la verità, si cela agli occhi dell’indegno.

Vedo che fra i tuoi generi letterari preferiti c’è la fantascienza, ed il fantasy è accettato “con riserva” (e a questo punto mi ritengo fortunato del fatto che tu abbia accettato di recensirmi). Che differenze noti fra i due generi? Il fantasy può svariare in mille sfumature, e con la fantascienza puoi non meno facilmente creare mondi che nessuno ha mai visto o forse immaginato…

In realtà la faccenda è molto pratica. Dicendo con riserva io posso comprendere se il libro che mi arriva è fantasy. Leggo la trama e visto che sono una vecchia anziana, posso capire se è un rosa di ambientazione fantasy, o un fantasy con la sua sotto-categoria. Questo perché, oggi, il fantasy è solo un nome, ma in realtà sono romance. Per carità, nulla contro il genere. Ma se io voglio un fantasy voglio, appunto o un mondo appena creato o partorito dalla mitologia rivisitata, o un urban dove appunto la leggenda si fonde con il reale. Non una storia d’amore tra due elfi. Se voglio un rosa mi compro un rosa. 

Noto che hai collaborazioni con varie case editrici. Hai mai pensato di effettuare recensioni a pagamento, come alcune tuo colleghe, o magari le effettui già per questi editori? Con il tuo curriculum sicuramente potresti essere un metro di giudizio importante per certe tipologie di romanzi impegnati, mi verrebbe da dire.

Sono assolutamente contraria alle recensioni a pagamento. Uno sentirei limitata la mia libertà, poiché divento dipendente di qualcuno. E ho già dato. Due, trovo sciocco farmi pagare per un hobby. Recensire è il mio Wonderland. E non è in vendita. 

Domanda che mi piace sempre fare… Cosa ne pensi del self publishing? Una maggiore libertà, ma anche un rischio di immettere nel panorama editoriale romanzi di qualità discutibile, visto che non sono sottoposti al giudizio di una casa editrice? O, probabilmente, tali romanzi sono destinati a non diffondersi visto il loro livello intrinseco?

E’ un opportunità divenuta, purtroppo, l’ultima spiaggia. Il self publishing, prima che la competizione diventasse sfrontata, era la possibilità di creare contenuti diversi e innovativi fuori dalle logiche di marketing. Forse adesso si è perso il senso, come accade quando la crisi economica ci assale.  Per la qualità dei libri…beh li c’entra il talento. Il prodotto senza talento è discutibile con o senza casa editrice. 

Leggendo le tue recensioni, non posso che notare uno stile che definisco “unico”, sicuramente molto poetico ed affascinante. Certamente se qualcuno cerca una descrizione della trama dettagliata, con elenco dei personaggi e delle loro vicende, la tua recensione non fa per lui, ma in fondo per queste cose c’è la sinossi… Sembra che tu dia molto spazio ai sentimenti che suscita un’opera, alle domande filosofiche che essa pone.

Io cerco, ci provo almeno, di dare spazio alla comunicazione. Il libro DEVE comunicare, un pensiero, una visione del reale, un sentimento, una protesta. Per questo sia il genere, che lo stile, sono posti al servizio del messaggio e vengono analizzati, soltanto se servono o non servono allo stesso.  Senza qualcuno che mi doni anima, sentimenti, visione e interpretazione del mondo, rabbia, amore gioia etc non esiste il libro. E io racconto questo. In modo oggettivo ( il messaggio è dell’autore) ma anche soggettivo ( il messaggio spesso mi rievoca ricordi o sensazioni diverse). E cosi si instaura il patto interpretativo: io aggiungo significato al significato e il libro semplicemente cessa di essere carta e vive.

Quando ti è nata l’idea di aprire il blog? Hai avuto altre esperienze simili prima di questa?

Così per caso 4 anni fa ho iniziato a scrivere ciò che dicevo a voce. Ho iniziato collaborando con altri blog e poi mi sono detta, perché non sperimentare un modo nuovi di parlare di libri, unendo professionalità a creatività? Non so se ci sono riuscita. Ma è un bel sogno. 

Chi sono i tuoi autori preferiti? Spazi in altri generi, a parte la narrativa?

Amo i classici, e i miei autori preferiti sono Dickens, Wilde, Grazie Deledda e Jane Austen. Poi amo la Rowling, Grisham, King e Tim Curran.

Ma ho i miei preferiti anche tra gli emergenti: Sergio Duma, Fernando Santini Giacomo Ferraiuolo, Miriam Palombi, Claudio Vastano, Claudio Vergnani, Uberto Ceretoli, Ferdinando Salamino, Sonia Sacrato, Alessio Linder, Filippo Semplici, Antonio Lucarini, Nicola Lombardi e Elena Mandolini. 

Oltre la narrativa amo i saggi e la poesia.

Che esperienza hai avuto con gli autori ed i relativi romanzi che ti hanno inviato per recensire? Ti sono capitati degli scritti di scarsa qualità? Ed invece scrittori che hai particolarmente apprezzato, e che magari, a distanza di tempo, hai visto ottenere una discreta notorietà?

Io sono una delle poche che non ha molte storie strane da raccontare. Amo gli autori perché mi donano la capacità creativa che, ahimè mi manca. E libri davvero brutti no, non mi sono capitati. Massimo a gusto posso non averli apprezzati ma, mi hanno lasciato qualcosa anche se fosse la determinazione a continuare sui generi che amo. E’ vero che i generi che leggo sono molto particolari…fare un cyberpunk scarso è da premio. E per fortuna non mi è capitato. Incrocio le dita. Di autori che hanno fatto il salto ne ho conosciuti, specie chi è potuto andare nelle grandi Big. E se lo meritano tutto.

Infine, domanda di rito, un consiglio che daresti a chi vuole intraprendere la stesura di un romanzo.

Sedetevi, buttate il manuale e tutti gli schemi. Chiudete gli occhi e lasciatevi andare.  Perché il talento è un fiume che non può scorrere con le dighe. E parlate di cosa conoscete, guardate il mondo e uscite da voi stessi. Un libro è per tutti, non è il lettino di uno psicologo.

Grazie per aver partecipato a quest’intervista, a presto!

Alessandra intervista me

Cosa significa per te scrivere? 

Si potrebbe pensare che scrivere significa trasmettere, ma questo è vero solo se il tuo romanzo viene letto. Quanti hanno scritto un diario che non leggerà mai nessuno? O magari anche racconti, romanzi o poesie? Scrivere in primo luogo significa tirare fuori quello che hai dentro, dargli una forma, un contenuto, non importa quale, non importa come. E’ il primo passo, e non è facile. Il passo dopo è trasmetterlo agli altri, rendere le tue idee pubbliche, ed anche questo richiede coraggio, secondo me. A meno che chi scriva non voglia inseguire il genere letterario alla moda, ma in questo modo ci si uniforma ai tanti, si perde di significato. E secondo me, ad un certo punto, si perde anche lo stimolo a farlo.

Qual’è Il vero obiettivo dei tuoi romanzi?

Creare qualcosa che piaccia a me stesso, in primis. E poi anche agli altri, magari. Potrei sembrare un narcisista, ma tante volte mi sono riletto certe scene che avevo scritto, proprio perchè mi piacevano. Come quando rivedi dieci volte la stessa scena di un film. Solo che in quel caso la storia era la mia. Se il mio obiettivo fosse scrivere per denaro, a parte il fatto che avrei fallito miseramente, penso che non concluderei neanche il primo capitolo senza perdere la voglia. L’obiettivo dei miei romanzi è di trasmettere emozioni, e magari qualche valore che, nella società di oggi, vedo sempre meno spesso. Troppi eroi senza macchia, troppe storie a lieto fine senza alcuna fatica, troppe vittorie facili senza il prezzo da pagare. La vita non è così e spesso, guardandoci in giro, sembra che ce ne scordiamo.

Qual’è il libro che ti ha scatenato la voglia di scrivere? 

Non ricordo, in sincerità. Se parliamo del diario che tenevo da ragazzo (per me anche quello è scrivere), la lettura era ancora una componente frammentaria della mia vita. Quando ho iniziato il mio primo romanzo, probabilmente, ero alle prese con la trilogia del Signore degli Anelli, o lo Hobbit. O forse qualche altro racconto fantasy. Penso che in realtà ho iniziato a scrivere il romanzo ad un certo punto della mia pratica dell’Aikido. Probabilmente mi sono fatto prendere ed affascinare dalle spade giapponesi, e ho voluto creare un personaggio che fosse uno spadaccino.

Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo?

In realtà non lo conosco così bene da poterlo giudicare. Alterno romanzi classici, di successo, a libri di tutt’altro genere (filosofia, psicologia, oriente, attualità, ambiente, scienza). Questo perchè ritengo molto importante avere un panorama culturale ampio, in modo da poter decidere nella maniera più consapevole possibile nella vita di tutti i giorni. Mi è capitato di recente di leggere il libro di un giovane autore italiano. Bravo, ma devo dire che la strada per avvicinarsi a Stephen King o Tolkien è lunga.

Quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri? Serve più arte o più seguito?

Servono entrambe, sono complementari. Credo che ci siano molti bravi autori,  con ottime capacità, che magari non riescono a farsi conoscere perché non hanno avuto il classico “colpo di fortuna”, o non hanno saputo pubblicizzarsi. E si fermano prima di crescere in ciò che fanno, cosa che si ottiene con l’esperienza. D’altronde ad uno scrittore si dovrebbe chiedere di sapere scrivere, non di fare marketing. Dall’altra parte, se anche una persona è brava nel pubblicizzarsi e nel trovare i contatti giusti, può anche avere un iniziale successo, ma se poi manca il valore intrinseco in ciò che pubblica, unito alla costanza, non credo che possa andare più lontano di tanto. Però, vedendo il livello medio culturale di ciò che si vede e si sente, soprattutto nel nostro paese, anche delle opere non proprio eccelse, diciamo, potrebbero avere successo. Quindi, in fondo, temo che a volte conti di più il sapersi vendere rispetto a ciò che si vende. E questa non è una bella cosa.

Il peggior difetto del mondo self publishing?

La fretta. Lo dico perché anche io ne sono stato vittima. La fretta di pubblicare, di ottenere visibilità, senza magari meditare su ciò che si scrive, senza magari avere il coraggio di fare un confronto sincero con altre opere in circolazione. Pubblicare in self publishing è davvero un attimo. Se hai un’opera pronta, in poche ore puoi avere il libro pubblicato, al massimo devi attendere qualche giorno affinchè un grafico ti realizzi una copertina decente. Questo atteggiamento, che rispecchia purtroppo la fretta del mondo contemporaneo, alla lunga abbassa il livello del self publishing, motivo per cui, secondo me, da molti tali romanzi sono visti come testi di serie B.

Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

Un pò, ma è comunque sempre più alto di chi non legge affatto… Se anche qualcuno legge romanzi di un determinato genere (e non cito esempi per non voler offendere nessuno), con una trama ed un significato discutibili, magari fortuna vuole che “incappi” in qualche bravo scrittore che riesce a stimolargli quell’emozione per passare ad un genere diverso, dove vi sono romanzi di altri livelli. Anche se poi non è il genere a definire il valore di un’opera, in effetti. Come si dice, non è l’arte scelta a fare la differenza, è l’artista che la pratica. Leonardo da Vinci, qualsiasi cosa lo mettessi a fare, restava comunque un genio.

Cosa pensi davvero delle recensioni e cosa non sopporti in queste? In una recensione ci sono limiti da non superare?

Penso che l’unico limite sia la decenza e la buona educazione. Oltre ovviamente a fare spoiler senza segnalarlo in anticipo al lettore. Per fortuna non mi sono mai capitate recensioni dove i miei romanzi venissero “distrutti”, per così dire. Lo confesso, con alcune non sono stato d’accordo, perché penso che magari i difetti dei miei romanzi siano altri e non quelli, ma le rispetto tutte in quanto, essendo scritte da persone, sono per forza soggettive o comunque suscettibili dei gusti personali. Un libro non può piacere a tutti, questo è ovvio, anche se fosse la migliore opera mai scritta. Ritengo che le recensioni siano un buon metro di paragone. Sia per lo scrittore, che così può avere un giudizio sincero sulla propria opera e prendere spunto per migliorare. Sia per i lettori, che sapranno bene o male qual’è il reale valore del libro, gusti personali a parte. Una cosa che non sopporto? Quando si capisce benissimo che chi ha scritto una recensione ha letto il libro di fretta, senza voglia, e ha fatto, più che una recensione critica e che evidenzia le emozioni che il romanzo gli ha suscitato, un riassunto. Di fare quello sono capace anche io, si chiama sinossi.

Quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati?

Non saprei, forse perchè ho scritto un romanzo fantasy senza fare prima un’indagine di marketing per sapere se il genere andasse di moda, o se forse era meglio puntare ad altro. A dire la verità detesto il concetto stesso di seguire la moda. Se una cosa mi piace, non è che dopo un mese non deve piacermi più perché l’influencer di turno ha detto che non è più “di moda”. Sicuramente il genere fantasy non può piacere a tutti, proprio per il fatto che richiede una forte immaginazione per essere vissuto appieno. Ti obbliga, per quanto sia, a staccarti dalla realtà, e questo non tutti lo vogliono. Magari certi generi letterari meno discostati dal mondo reale (gialli, rosa, commedie, fiction) al giorno d’oggi possono avere un maggiore successo.

Cosa può ancora dare leggere un libro,  in un mondo così immediato come quello di oggi?

Leggere un libro ti obbliga a fermarti, a non fare qualcosa di “produttivo”, per così dire. Anche se in realtà stai producendo molto per te stesso. Non importa cosa leggi, ma se leggi non puoi chattare con gli amici o il partner in quel momento, non puoi organizzare l’apericena del giorno dopo, non puoi guardare le ultime notizie di attualità o di cronaca rosa. Leggi e basta. Dici per un attimo stop al mondo, ti concentri lì (a meno che tu non stia leggendo un giornale di gossip, ma quella non la considero lettura). Ed il fatto di fermarsi, di fare calmare le acque, automaticamente permette al tuo cervello di ricominciare a lavorare serenamente, e magari formulare qualche idea aggraziata una volta tanto… (forse ci sono andato pesante…)

Leggere interessa ancora le giovani generazioni?

Penso di sì, od almeno vorrei sperarlo. Al giorno d’oggi vedo una forte mancanza di valori, che non sono più trasmessi da nessun mass media. Tutto subito, tutto facile. Anche gli eroi dei film, per esempio, non hanno più alcuno spessore, sono tutti costruiti con lo stampo, cambia solo l’ambientazione. Forse è per questo che molti giovani finiscono in strade sbagliate. Una strada la devono imboccare per forza e, se nessuno gli mostra quella giusta, spesso scelgono quella più semplice, che magari dà più popolarità. In questo senso spero che ci sia ancora qualche giovane che si sappia appassionare alla lettura, alla narrativa, ai suoi personaggi, ed ai valori che trasmettono. Proprio per il fatto che scrivere richiede un impegno non proprio indifferente, forse i personaggi che si trovano nei romanzi hanno un qualcosa di buono, di profondo, da trasmettere.

Ci sono autori che consiglieresti?

Tolkien, Stephen King, Anne Rice. Eccezionale anche Shogun, di James Clavell. Poi magari il Don Camillo di Guareschi, ed i corsari di Emilio Salgari. Questo  per quel che riguarda la letteratura. Riguardo ai saggi, o come li si vuole definire, senza dubbio Piero Angela, grandissimo divulgatore. E magari Marco Travaglio, per rendersi conto del marciume attuale. E poi una piccola chicca, Lou Marinoff ed i suoi scritti di filosofia, veramente notevoli ed attuali. Solo per fare un elenco breve. In generale consiglierei di leggere qualsiasi cosa attragga, senza tanti preconcetti su generi od autori.

Lasciaci con una frase che ti identifichi.

Non poteva andare in nessun’altra maniera, altrimenti sarebbe andata.